Che cos’è un attacco di panico?

Attacchi di panico Alba

L'ansia rappresenta una condizione generale di attivazione delle risorse fisiche e mentali della persona. Contenuta entro certi limiti produce un effetto di ottimizzazione delle prestazioni; se tali limiti vengono superati diventa patologia e compromette l'efficienza funzionale del soggetto. I disturbi di ansia costituiscono una forma molto comune di disturbo mentale.

Si definisce attacco di panico il verificarsi di improvvisi  attacchi contraddistinti da una sensazione di pericolo imminente e accompagnati da vari sintomi fisici tra cui  ipersudorazione, pallore, palpitazioni, dispnea, tremore, senso di soffocamento, svenimento e tachicardia. Tali attacchi si ripetono nel tempo, e negli intervalli si crea uno stato d’ansia dovuto alla paura che l’attacco si ripeta.

Solitamente le persone quando lo sperimentano la prima volta si precipitano al più vicino Pronto Soccorso dove sono sottoposti a esami di laboratorio, elettrocardiogramma e ad un esame obiettivo. Le rassicurazioni fornite dai medici consentono di superare l'episodio ma sono alla lunga inefficaci.

Una crisi di panico è accompagnata un’intensa reazione emotiva che si riferisce a un pericolo reale o tensioni interne avvertite come minacciose. Essa tende a esaurirsi spontaneamente lasciando un senso di forte prostrazione.

L’attacco di panico è connesso alle forme di fobia o a particolari situazioni di stress.

Le cause dell'attacco di panico

Circa la causa dell’attacco di panico vi sono scuole di pensiero che ne accentuano l’origine psichica e da altre e insistono su quell’organica. Secondo la prima tesi la crisi di panico, avendo un’origine psichica, scatenano una risposta neurobiologica specifica ed automatica. Una delle ragioni del suo ripetersi è lo stabilirsi di un condizionamento tra stimolo, immaginazione e risposta. La risposta emotiva e le neurovegetativa è un prodotto dell’immaginazione in seguito alla percezione di un pericolo di morte. E quindi, lo scampato pericolo, rafforza l’allarme successivo.

Le ricerche neuroscientifiche contemporanee hanno messo in evidenza il circuito primario della paura che presenta vie di scarico e di potenziamento di alcune manifestazioni in modo non psicologizzato. L’angoscia quindi non percorre il circuito razionale della paura, attraverso la corteccia cerebrale, e ciò non consente al soggetto di discriminare le ragioni del pericolo e di comprendere la natura dell’angoscia.

Praticamente secondo questi studi, in un soggetto geneticamente predisposto, dopo una condizione di stress prolungato o in seguito alla perdita di una persona cara, l’amigdala, già allertata per queste ragioni, interpreta una serie di segnali in maniera anomala. Ciò viene definito la bugia del cervello: la persona è convinta che stia accadendo qualcosa di terrificante che può mettere in pericolo la sua stessa vita. Secondo questa teoria organicista, è indispensabile la terapia farmacologica rispetto alla psicoterapia.

Secondo altre interpretazioni, di natura antropologica, il panico viene ricondotto lo alla paura della propria istintualità animale che ha in Pan il dio- capro della natura, la sua espressione mitologica. Infatti vivere senza paura, privi di angoscia, invulnerabile al panico, significa perdere la connessione con Pan. Sempre in chiave mitologica la paura viene connessa al mito di Giove ed è segno della finitezza umana. Da tale paura non ci si può difendere con la fuga : essa non si precisa in nessun oggetto di riferimento e contro di essa non vi è nulla da fare.

Secondo la teoria psicoanalitica l’attacco di panico rappresenta una soluzione di compromesso tra l’Io e le pulsioni inconsce. Le situazioni o le persone temute dal paziente vengono "sessualizzate" dal suo inconscio per cui esse simbolizzano sia tentazioni per impulsi inconsci sia la punizione per tali impulsi, o la combinazione tra questi. Ciò che può essere d'aiuto al paziente è la possibilità di essere accompagnato da una persona fidata che ha il compito di tenere a bada la propria angoscia. Inoltre essa rappresenta anche il genitore che inconsciamente e regressivamente è stato odiato, ma che rassicura con la sua presenza in modo che i  desideri aggressivi, inconsciamente determinati, non possano generare nulla di male.

La psicoterapia cognitivo- comportamentale rappresenta un’efficace cura per gli attacchi di panico e per gli altri disturbi d’ansia. Essa si articola in varie fasi. In primis si definiscono le situazioni o le occasioni dove il paziente ritiene più probabile l’insorgenza di una crisi di panico, la descrizione dei sintomi che l’accompagnano, la paura del verificarsi di catastrofi, nonché la situazione di esordio e gli eventi traumatici che lo hanno preceduto. E’ importante anche conoscere tutte le soluzioni che il paziente mette in atto per gestire la crisi di panico.

Le fasi successive della psicoterapia saranno interessate dalla  presa di consapevolezza da parte del paziente della natura dell’ansia,  la possibilità di poterla gestire, la razionalizzazione circa gli eventi catastrofici che il paziente teme possano accadere. Si tratta di un processo di decondizionamento, a volte lungo, che consente di eliminare il legame diretto tra la paura e l’elemento scatenante in modo tale che in sua presenza si possano manifestare emozioni più attenuate e credenze più funzionali.

Nei casi più gravi, alla terapia cognitivo comportamentale si affianca una terapia farmacologica, anche se la seconda risulta di gran lunga più efficace nel lungo periodo con un tasso minore di possibilità di ricadute.


Articolo a cura della
dott.ssa Elena Michelis
Psicologa Psicoterapeuta a Cuneo

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Dott.ssa Elena Michelis Psicologa Psicoterapeuta
Cuneo

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